




Boogeymen (1923)
L’uomo nero tra animazione e incubo infantile
Boogeymen, noto in Italia come L’uomo nero, è un cortometraggio statunitense del 1923, realizzato con una tecnica ibrida che fonde animazione e live action. Il film appartiene alla serie Out of the Inkwell, prodotta da Max Fleischer, uno dei pionieri dell’animazione americana.
Dentro l’inchiostro, fuori dalla paura
Il protagonista è Koko the Clown, uno dei primi personaggi animati ricorrenti del cinema. In questo episodio, Koko si addormenta e sogna di essere inseguito da un corteo grottesco di “boogeymen” — l’equivalente anglosassone dell’“uomo nero”, figura mitica presente in molte culture come incarnazione dell’ignoto e della punizione.
I mostri che popolano il sogno sono deformi, danzanti, a tratti comici e a tratti sinistri. L’interazione tra animazione e attori reali crea un effetto straniante che anticipa soluzioni formali adottate decenni dopo in opere come Who Framed Roger Rabbit o Cool World.
Paure illustrate
Boogeymen riflette una cultura visiva ancora legata al vaudeville, al circo e all’espressionismo europeo, ma già proiettata verso l’estetica seriale della futura animazione americana. È anche una delle prime rappresentazioni cinematografiche della paura come costruzione mentale infantile, trattata però con ironia e invenzione.
Il film rientra in una lunga tradizione di racconti morali illustrati, in cui la paura viene evocata per esorcizzarla. Ma i suoi mostri sono talmente plastici e vivaci da sopravvivere come icone estetiche, più che come spauracchi morali.