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Epstein, Trump e la Strategia del Data Dump

EPSTEIN
TRUMP
DATA DUMP

Il 30 gennaio 2026, il Department of Justice degli Stati Uniti ha completato il rilascio di 3,5 milioni di pagine di documenti relativi al caso Jeffrey Epstein, insieme a 180.000 immagini e 2.000 video. Il DOJ stesso ha dichiarato che questo materiale “may include fake or falsely submitted images, documents or videos” (potrebbe includere immagini, documenti o video falsi o fraudolentemente presentati.)

Questo è un sabotaggio epistemologico istituzionalizzato.

Il Paradosso Normativo

L’Epstein Files Transparency Act, approvato il 19 novembre 2025 con 427 voti favorevoli e un solo contrario alla Camera e unanimità al Senato, richiedeva il rilascio di “all unclassified records, documents, communications, and investigative materials” entro 30 giorni. La legge vietava esplicitamente di trattenere documenti per “embarrassment, reputational harm, or political sensitivity, including to any government official, public figure, or foreign dignitary.”

Il Department of Justice ha violato questa legge in modi molteplici e contraddittori.

Dei 6 milioni di pagine inizialmente identificate come “potentially responsive”, solo 3,5 milioni sono state rilasciate. Secondo il DOJ, le rimanenti sono state trattenute per proteggere le vittime, eliminare duplicati e rimuovere materiale pedopornografico. Ma i fatti raccontano una storia diversa.

Fox News ha documentato la redazione di nomi di “politically exposed individuals and government officials” in apparente violazione diretta della legge. Il DOJ ha speso oltre $851.000 in ore straordinarie (4.737 ore di lavoro di oltre 500 avvocati) per processare i documenti. Eppure, come hanno documentato gli avvocati delle vittime, i nomi di almeno 43 sopravvissute sono stati esposti nei file pubblicati, alcuni con dettagli intimi e informazioni bancarie.

La famiglia di Virginia Giuffre, una delle accusatrici più vocali di Epstein morta suicida nel 2025, ha denunciato pubblicamente: “They’re redacting the names of perpetrators and they’re unredacting the names of victims, quite the opposite of what the Epstein Files Transparency Act was meant to do.”

Il Meccanismo del Data Dump

Il problema strutturale non risiede solo in cosa è stato rilasciato o trattenuto, ma nel come è stato rilasciato. Un’analisi pubblicata su Azernews descrive accuratamente il processo: i documenti sono stati “dumped into the public domain without a clear narrative, hierarchy, or guiding explanation”, scaricati nel dominio pubblico senza alcuna narrativa chiara, gerarchia o spiegazione orientativa.

Axios ha identificato il risultato prevedibile: “The Epstein files are being consumed in an information ecosystem that struggles with nuance, context and legal standards — where guilt by association has become the default reaction.”

Questo non è un fallimento. È una strategia.

Quando rilasci milioni di pagine senza contesto, crei tre condizioni perfette per la confusione epistemologica:

Primo, il volume stesso rende impossibile la verifica. Il volume di materiale non filtrato permette a “actors with very different agendas to cherry-pick, exaggerate, or distort information,” come nota l’analisi di Azernews. Ogni fazione politica può trovare “le sue prove.”

Secondo, mescolando autenticità e falsità, distruggi la fiducia in qualsiasi documento. L’FBI ha confermato che una lettera presumibilmente scritta da Jeffrey Epstein a Larry Nassar è falsa. La lettera — postdatata di tre giorni rispetto alla morte di Epstein, spedita da una prigione in Virginia anziché da New York dove Epstein era detenuto, priva del numero di detenuto obbligatorio — è stata comunque inclusa nel rilascio ufficiale insieme a documenti autentici. Il DOJ ha dovuto pubblicare una nota: “This fake letter serves as a reminder that just because a document is released by the Department of Justice does not make the allegations or claims within the document factual.”

Terzo, creando prevenzione istituzionale contro specifiche categorie di informazioni, proteggi selettivamente alcuni soggetti. Il DOJ ha dichiarato che “some of the documents contain untrue and sensationalist claims against President Trump that were submitted to the FBI right before the 2020 election. To be clear, the claims are unfounded and false.” Questa dichiarazione, pur potenzialmente accurata, crea un’atmosfera in cui qualsiasi informazione negativa su Trump può essere dismissata a priori come “sensazionalista”, anche quando è documentata.

I Fatti Verificabili Sommersi

Il paradosso devastante è che i file contengono informazioni verificabili di estrema gravità che vengono sommerse dal rumore.

Un’email del 7 gennaio 2020, inviata da un procuratore del Southern District of New York, documenta che “Donald Trump traveled on Epstein’s private jet many more times than previously has been reported.” L’email specifica almeno 8 voli tra il 1993 e il 1996, quattro dei quali con Ghislaine Maxwell a bordo, e uno in cui “the only three passengers are Epstein, Trump, and then-20-year-old [redacted].”

Una complaint depositata nel gennaio 2020 nel Southern District of New York include la testimonianza di una ragazza che afferma di essere stata portata a Mar-a-Lago nel 1994 all’età di 14 anni. Secondo il documento, Epstein la presentò a Trump chiedendo: “This is a good one, right?” Trump “smiled and nodded in agreement. They both chuckled.”

Questi non sono rumors o teorie. Sono documenti ufficiali di procure federali. Ma si perdono in un oceano di 3,5 milioni di pagine, mescolati con lettere false, tip anonimi non verificati, e materiale di ogni tipo.

L’Effetto sui Complottisti: La Legittimazione del Delirio

La conseguenza più insidiosa del data dump non è la confusione del pubblico generale, ma la legittimazione delle teorie del complotto.

Il movimento QAnon — la teoria secondo cui Trump sia destinato a sconfiggere una “cabal satanica di pedofili” — ha trovato nei file Epstein una validazione parziale. Non delle sue teorie specifiche, ma del suo approccio epistemologico: la convinzione che “tutto è sospetto” diventa razionale quando documenti ufficiali contengono ammesse falsità.

Mike Rothschild, giornalista investigativo specializzato in teorie del complotto, ha documentato le reazioni: “They’re claiming it’s a hoax, they’re claiming that the Democrats are cherry-picking the things that make Trump look the worst, and that these things prove that he didn’t actually do anything wrong and that he was actually gathering information for the FBI on Epstein.”

Alcuni seguaci di QAnon hanno reinterpretato le informazioni negative su Trump come prova che egli fosse un “informant” dell’FBI, infiltrato nella rete di Epstein. Altri hanno sviluppato la teoria che i file siano stati “fabbricati” da Obama e Clinton. Altri ancora vedono il rilascio parziale come prova che il “deep state” è “troppo potente anche per Trump.”

La teoria di Pizzagate — la falsa accusa del 2016 secondo cui democratici gestissero un traffico di minori da una pizzeria di Washington — è riemersa nel 2026. Non perché ci fossero nuove prove, ma perché i file Epstein hanno fornito nuovo materiale per pattern-seeking selettivo. Una “passing mention” del fatto che la regista Mira Nair abbia partecipato a una festa in casa di Ghislaine Maxwell ha generato immagini AI-generate e teorie virali che linkano falsamente suo figlio, il sindaco di New York Zohran Mamdani, a Epstein.

Il Columbia Journalism Review ha definito il fenomeno “QAnon for people who went to college”, QAnon per persone che sono andate al college. La distinzione tra giornalismo investigativo e teoria del complotto si dissolve quando:

  1. I complottisti creano documenti falsi
  2. Che vengono inclusi nei rilasci ufficiali
  3. Che legittimano la narrativa “è tutto falso” o “tutto è sospetto”
  4. Che proteggono i fatti verificabili rendendoli indistinguibili dal rumore

Axios ha documentato come email che mostrano Epstein incontrare il fondatore di 4chan proprio quando il sito lanciava /pol/, il forum dove nacque QAnon, abbiano alimentato nuove speculazioni: “There’s no evidence Epstein influenced the forum, but the coincidence is already fueling new conspiracy theories.”

Il problema non è l’esistenza di coincidenze. È che in un oceano di 3,5 milioni di pagine senza contesto, ogni coincidenza diventa prova.

Il Contesto Istituzionale: La Doppia Strategia

Il rilascio dei file Epstein non avviene in un vuoto istituzionale. Due mesi prima del primo rilascio parziale, il 2 maggio 2025, il Department of Justice aveva modificato radicalmente le sue regulations riguardo l’ottenimento di informazioni dai media.

L’Attorney General Pam Bondi ha revocato le protezioni dell’era Biden per i giornalisti, tornando alle pratiche pre-2022. Il memo di Bondi è esplicito: “This Justice Department will not tolerate unauthorized disclosures that undermine President Trump’s policies, victimize government agencies, and cause harm to the American people.”

Le nuove regulations permettono al DOJ di usare subpoena, court orders e search warrants contro giornalisti nelle leak investigations. Secondo l’analisi di Ballard Spahr, “it appears that DOJ will not shy away from using compulsory process to investigate the sources of leaks of both classified and unclassified information to the media.”

Questo crea un doppio movimento istituzionale perfettamente calibrato:

  • Pubblicamente: data dump massicci senza contesto che creano l’illusione di trasparenza
  • Istituzionalmente: riduzione delle protezioni per chi potrebbe rivelare informazioni attraverso canali giornalistici tradizionali e controllati

Non è censura tradizionale. È un sistema più sofisticato: sommergi il pubblico con informazione incontrollabile mentre stringi il controllo sui canali verificabili.

La Strategia dell’Inaffidabilità

Ben Smith, fondatore di Semafor, ha osservato che la storia Epstein “brings out two of the worst traits in journalists and, to really point fingers here, in our audiences. First, the human tendency to fill in gaps with wild theories that flatter our prejudices; second, the bias toward what’s new over what’s known.”

Ma questa analisi, pur accurata, non coglie il punto strutturale: il sistema descritto non è un fallimento accidentale della comunicazione istituzionale. È il suo design.

In un ecosistema dove:

  • 3,5 milioni di pagine rappresentano “trasparenza”
  • Lettere false sono incluse in rilasci ufficiali
  • L’istituzione stessa ammette di non sapere cosa è vero
  • Ogni fazione politica può trovare “le sue prove”
  • L’intelligenza artificiale genera nuove “evidenze” indistinguibili

La verità non viene negata. Viene resa irrilevante.

I fatti più gravi e meglio documentati, le testimonianze sotto giuramento delle vittime, i voli verificati da log di volo, le email autentiche, le connessioni provate, annegano insieme alle fantasie più deliranti. Il confine tra realtà e complotto si dissolve non per censura ma per saturazione.

Questo è il futuro della governance dell’informazione nell’era digitale: non il segreto ma il sovraccarico, non la bugia ma l’impossibilità di distinguere, non la negazione della verità ma la sua dispersione in un mare di rumore.

Il potere non ha più bisogno di nascondere. Basta sommergere.

NB

Questo post contiene degli appunti per una riflessione più complessa e ontestualizzata. Tutte le citazioni e i dati in questo articolo provengono da fonti verificate: comunicati ufficiali del Department of Justice, il testo dell’Epstein Files Transparency Act (Public Law 119-38), reporting di Axios, CBS News, ABC News, PBS News, The Columbia Journalism Review, e dichiarazioni pubbliche di rappresentanti del Congresso e avvocati delle vittime. I documenti rilasciati sono consultabili su justice.gov/epstein.