

Lo Studio di Fonologia Musicale della RAI
Laboratorio d’avanguardia italiana
Origini e contesto
Fondato nel 1955 presso la sede RAI di Milano, lo Studio di Fonologia Musicale nacque grazie all’iniziativa dei compositori Luciano Berio e Bruno Maderna, con il supporto tecnico di Marino Zuccheri, ingegnere del suono che ne sarebbe diventato l’anima operativa. Il progetto si ispirava agli studi europei già attivi — come il Studio für elektronische Musik di Colonia e il Groupe de Recherches Musicales di Pierre Schaeffer a Parigi — ma cercava un linguaggio autonomo, capace di fondere sperimentazione tecnologica e sensibilità musicale italiana.
Strumentazione e tecniche
Lo studio era equipaggiato con apparecchiature allora all’avanguardia:
- Generatore di onde sinusoidali e generatori a rumore bianco/rosa.
- Filtri passa-basso, passa-alto e a banda stretta per scolpire lo spettro sonoro.
- Modulatori ad anello per ottenere complesse trasformazioni timbriche.
- Registratori a nastro multipista Ampex, utilizzati per sovraincisioni e manipolazioni temporali.
- Eco a nastro e sistemi di riverbero meccanico per spazializzare il suono.
La produzione musicale avveniva attraverso il taglio e il montaggio fisico del nastro magnetico, con operazioni manuali che richiedevano precisione millimetrica. La composizione era tanto un atto creativo quanto un lavoro artigianale di laboratorio.
Bruno Maderna, Luciano Berio e il ruolo del team
Maderna, già noto per la sua versatilità come direttore d’orchestra e compositore, vide nello studio un luogo in cui la ricerca timbrica poteva dialogare con la tradizione strumentale. La sua musica elettronica, come Musica su due dimensioni (1958), integrava flauto dal vivo e suoni elettronici, cercando una vera interazione fra esecutore e macchina.
Luciano Berio, cofondatore, esplorò invece la dimensione narrativa e linguistica del suono, come in Thema (Omaggio a Joyce), dove la voce recitante di Cathy Berberian veniva frammentata e ricomposta al nastro in un flusso poetico-sonoro.
Marino Zuccheri, pur non essendo compositore, era indispensabile: progettava soluzioni tecniche personalizzate, modificava le apparecchiature e garantiva la qualità del suono. Senza il suo lavoro, molte delle innovazioni dello studio non sarebbero state possibili.
Impatto e lascito
Lo Studio di Fonologia divenne un polo d’attrazione internazionale, ospitando anche compositori come John Cage, Henri Pousseur e Luigi Nono. La sua attività cessò nel 1983, ma la sua eredità resta nella musica elettronica e acusmatica contemporanea. I nastri prodotti, oggi conservati negli archivi RAI, rappresentano un patrimonio unico di creatività e ricerca sonora.