AUTOBOOT | NAVIGATION MODULE LITE

Tempi Moderni

Modern Times (1936), scritto, diretto e interpretato da Charlie Chaplin, è uno dei capolavori assoluti del cinema del Novecento, nonché il canto del cigno del personaggio del Vagabondo (The Tramp), figura-simbolo della sua poetica.

Uscito in piena Grande Depressione, il film è una riflessione profonda, ironica e amara sugli effetti della meccanizzazione del lavoro, dell’alienazione industriale e dell’automazione sulla dignità umana.

Il protagonista, operaio di una grande fabbrica, è progressivamente disumanizzato: ridotto a un ingranaggio tra gli ingranaggi, incapace di controllare i ritmi imposti dalla catena di montaggio. La sequenza iniziale, in cui l’operaio è “ingoiato” dalla macchina, è uno degli emblemi visivi della critica al taylorismo e al fordismo, letta in chiave burlesca ma anche profondamente politica.

“La macchina ci ha dato abbondanza, ma ci ha lasciato nel bisogno.”

Charlie Chaplin, discorso finale in Il grande dittatore (1940), in linea con lo spirito di Tempi moderni

Sebbene concepito quando il cinema sonoro era già pienamente affermato, Tempi moderni è formalmente un film muto, con l’unica voce udibile proveniente da megafoni, radio o macchine: una scelta deliberata e simbolica, che sottolinea la disumanizzazione dell’ambiente industriale. Chaplin inserisce anche un momento iconico: la “canzone nonsense” cantata dal Vagabondo, prima (e unica) apparizione vocale del personaggio — ma in una lingua inventata, che ne conserva il carattere universale.

Accanto al Vagabondo, troviamo Paulette Goddard nel ruolo della “Monella”, figura femminile altrettanto marginale, segnata dalla povertà, ma portatrice di speranza. Insieme, i due protagonisti si muovono verso un orizzonte incerto, ma umano: la resistenza individuale contro i meccanismi disumanizzanti del potere industriale.

, , , ,